Staffette letterarie #1

Per la notte dei tempi (…)
All’anima del mondo, insaziabile.

                   La chimera, S. Vassalli

Con queste parole Sebastiano Vassalli alza il sipario sul suo romanzo La chimera. Non so se questo pensiero gli appartenga o discenda dalle viscere di qualche altro autore. Questo dubbio amletico continua a perseguitarmi anche ora che mi sono smarrita nel labirinto architettato da Zafón.
Non esiste una via d’uscita per le anime insaziabili di verità. La verità spesso coincide con la messa a nudo di un cambiamento. Rari sono quelli disposti a svestire i panni di consueti protagonisti della recita scolastica di fine anno.

Le anime insaziabili di verità non cercano la gloria personale, le luci della ribalta o l’attenzione mediatica. Sono creature rare che si devono immolare sull’altare della storia, perché rappresentano una minaccia per l’epoca in cui gli tocca la mala sorte di vivere.

Ciò che è raro tende inevitabilmente a diradarsi nell’aria come il fumo di un rogo allestito per volontà di un ricettacolo di uomini dalla mente diabolica. Questo succede a la chimera. Antonia, la protagonista del romanzo di Vassalli, è la vittima consacrata di un sistema paradossale che si perpetua dalla notte dei tempi. La sua anima ingorda di indipendenza entra fin dalle prime righe in collisione con lo spirito di un tempo inamovibile e imperscrutabile. Eppure la ragazza rimane inconsapevole della sua “pericolosità” fino alla fine. La sua storia si snoda sui binari secondari della grande storia.
Vassalli non applica un particolare filtro narrativo per idealizzare o mitizzare la figura di Antonia. Il capolinea di una chimera è il nulla. Quel nulla che fagocita tutto, lo trasforma e lo restituisce agli uomini che come Vassalli hanno sete di verità.

Ciò che è raro, per quanto mi riguarda, è soffrire fino all’ultima parola di una storia. Quando sono giunta all’epilogo del romanzo, mi sono sentita vulnerabile, ustionata da colpe per qualcosa che non avevo commesso ma a cui avevo assistito come testimone di passaggio.
Con questo stato d’animo la settimana scorsa mi recai in biblioteca a prenotare alcuni libri. Una volta evasa la richiesta, cominciai a vagare tra gli scaffali delle ultime uscite. L’ultimo romanzo di Carlos Ruiz Zafón Il labirinto degli spiriti ci impiegò un nulla ad adescare la mia attenzione. Stava aspettando con ansia di essere rapito dalla sottoscritta. Lo afferrai e lo aprii su una pagina a caso. La prima parola, che catturò la mia vista, fu Alicia. “Un altro nome che comincia per A” conversai tra me e me.

Nelle ore successive scoprii che Alicia era orfana di genitori come Antonia. Le coincidenze disegnano legami invisibili che attraversano la storia del nulla, pensai. Anche Alicia è un’anima insaziabile di verità e indipendenza; si muove attraverso gli anfratti della grande storia, inconsapevole, come Antonia, che la sua vita sia legata a quello degli altri protagonisti.
Sono nel pieno della lettura di questo romanzo e non saprei dire come evolverà il personaggio di Alicia. Tuttavia, mi sento testimone di un’altra storia crivellata di colpe taciute e colpi di scena che mi rendono nuovamente vulnerabile.
Anche la mia anima è insaziabile di verità. Il destino ha compreso che nutro un bisogno smanioso di connettere storie distanti tra di loro, riemerse dal nulla per forgiare il mio carattere.