Sbornie mentali

Ecco l’ennesima sbornia.

Quella che non avevi previsto.
Quella che ti aspettava dietro l’angolo della tue certezze da quattro soldi.
Quella che questa volta BASTA, non ci ricasco più.

E invece, no.

Ci sei finita dentro.

Ancora una volta.

Hai violentato le lenzuola a forza di girarti su quel letto.

Hai fatto l’alba in balia delle tue sbornie mentali.

Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai le tue parole*.

E poi sei crollata.Stremata.Logorata.

Due ore tra le braccia di Morfeo.

Forse.

E poi ti alzi.

Tutto è come prima.

Dentro? Solo macerie.

Sembri un androide.

Blateri con tua madre dell’ultimo gossip di paese.

Va tutto bene.

A parte te stessa.
A parte il mostro che abita nelle stanze segrete del tuo castello incantato.
A parte tutti gli “a parte” che hai collezionato nelle vite precedenti.

Ti ripeti la solita rampogna.

Cerchi di ingerire qualcosa.

Il tuo stomaco se ne fotte di te.

Cosa pretendi?
Che collabori?
Che si lasci sedurre da quel brandello di pane?

Le tue sbornie mentali lo hanno messo a ko.

Ancora una volta.

Provi a chiedere scusa, non succederà più.

B-A-L-L-E.

Hai una stamberga piena di scuse, ormai.

Sono esauste.
Sono vecchie.
Sono scadute.

Se avessi ancora un briciolo di dignità, le manderesti in pensione.

E invece, no.

Sei un’egoista.
Sei una stronza.
Sei un ingegnere di scuse precarie.

Continui a tenerle tutte per te.

Sai che ti serviranno per sedare le prossime sbornie mentali.

Sai che ti devi stancare.

E poi?

Altro giro.
Altra corsa.
Altre sbornie.

Ancora una volta.

Per le vite che accadranno.

Amen.

*Gen 3, 16 ( nel testo originale il termine figli è qui sostituito da parole)

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