La poetica della fucina

Che poi di poetico una fucina, almeno la mia, non ha proprio niente…

Qualcuno mi ha chiesto quando ho intenzione di inaugurarla. A queste persone ho risposto che si tratta di una fucina, non di un atelier, né di un museo, né tanto meno di un laboratorio asettico dove le azioni si ripetono in modo seriale e settoriale.

La mia fucina non apre in orari prestabiliti.

La mia fucina non è un locus amoenus.

La mia fucina non è uno spazio chiuso e finito.

La mia fucina ha un cuore che batte e genera nuove idee.

La mia fucina è in continuo divenire. Le parti, che per il momento la compongono, si guardano l’ una con l’altra. Non ci sono muri che separano ma energie che si incontrano e si mescolano.

Le idee nascono dagli imprevisti.

La idee fioriscono in autunni brumosi che poi si tramutano in primavere incantevoli.

Le idee hanno bisogno di amore e coraggio per maturare anche in luoghi aridi di vita.

Nel tempo ho realizzato come certi strumenti siano ormai diventati preziosi e imprescindibili per me.

Io sono fatta della stessa sostanza delle distrazioni, degli ossimori, delle contaminazioni e degli scarti. Da qui si innescano le scintille della mia creatività.

Io sto imparando ad amare la bellezza dell’imperfezione, dell’eccezione e dell’errore. Da qui comincia la storia della mia fucina.