III.V.MCMLXXXI

In principio ci fu Maida,
colei che emise i primi vagiti
in una tarda domenica del mese delle rose,
colei che mosse i primi passi
in un Eden foderato di convenzioni ,
colei che cercò la perfezione con tutta se stessa,
dentro se stessa e intorno a se stessa.

Poi arrivò il tempo dello formazione,
dell’umanesimo di facciata,
delle lingue studiate ma non apprese,
delle arti adorate e poi ripiegate in un cassetto.
Maida aveva occhi ma non vedeva,
aveva orecchie ma non sentiva,
continuava a rifugiarsi nell’Eden delle convenzioni
dove ora recitava il ruolo di maestrina dalla penna rossa.

Maida decise di sedare il fuoco delle ambizioni
tornando al tempio dello scibile accademico,
ma nel mentre un imprevisto le tese una trappola,
che assunse le sembianze di una distrazione
che scatenò un fuoco torrenziale
che arse le sue convinzioni
che rase al suolo il suo Eden foderato di convenzioni.
Innumerevoli procelle e sciarade
Maida dovette affrontare e decifrare
per conoscere il sapore dell’armonia.

Ma una pioggia delicata non bastò a quietare le braci.
Un nuovo fuoco divampò,
generando altre distrazioni e metamorfosi nel suo animo.
E così Maida capì
che non poteva più affrancarsi dal cambiamento,
poichè il cambiamento era presso Maida
e Maida era il cambiamento.
E fu così che diventò Maidalen
dove si racconta
ciò che nella sua fucina plasmerà.*

* un ringraziamento speciale va a Don Chisciotte, la Bibbia, Eschilo e Prometeo, Edmondo de Amicis e il suo libro Cuore per aver ispirato la creazione di questo post.