L’ultimo giorno di vacanza

La notte scorsa sognai il mare come non succedeva da tempo. Vidi una bambina che ruzzava sulla sabbia umettata dalle onde. Il mio sguardo si posò poi su una signora sulla quarantina che vigilava sulla figlia intenta a sfogare la sua vivacità. Ecco che all’improvviso salì il vento e le onde cominciarono a spumeggiare. Quella cosa fastidiosa chiamata “umidità” sparì e il cielo spalancò le porte al sole. La sabbia diventò brace e la gente si riparò come poteva dalla calura. Chi sceglieva di rifugiarsi sotto l’ombrellone, chi, invece, preferiva tuffarsi in mare e lasciarsi cullare dall’acqua.

La bambina camminava lungo il bagnasciuga e ogni tanto si fermava a raccogliere conchiglie come souvenir di quell’estate caldissima. Sapeva bene che la sua mamma le impediva di fare il bagno fino a che non avessero issato la bandiera blu. Ma il mare sembrava che soffrisse di mal di pancia. L’acqua appariva come una grande di distesa di luci sfarfallanti che giocavano con i raggi del sole. Uno spettacolo che quella bambina trascurò di guardare. Eppure io ne rimasi incantata. Mi sarei voluta avvicinare a lei per farglielo notare ma già immaginavo che sua madre, come ogni genitore avveduto, le proibisse di rivolgere la parola agli sconosciuti.

La bambina scalpitava per sentire l’acqua sulla sua pelle. La madre, invece, bramava una granita all’anice.
Entrambe erano ansiose.
Entrambe desideravano che quello non fosse il loro ultimo giorno al mare
L’indomani le attendeva la solita routine casalinga fatta di mestieri e compiti per le vacanze. La nostalgia si fece largo tra le pareti della loro anima.
La bambina si avvicinò all’ombrellone e trovò la madre impegnata a inventarsi un pensiero da scrivere sulle cartoline destinate a parenti e amici. Questo rituale sanciva solitamente il loro ultimo giorno di vacanza anche se mancava ancora un po’ alla fine dell’estate.

L’attenzione della bambina fu improvvisamente attratta da una canzone che echeggiava tra le brezze del venticello. Un lampo di gioia accese il suo viso. Conosceva a memoria quel brano e cominciò a canticchiarlo. Lo stesso fece qualche suo vicino di ombrellone che gli sorrise in modo complice. Per un attimo la nostalgia sembrava un ricordo lontano. Quella canzone la distrasse dal suo pensiero fisso di tuffarsi tra le onde del mare che, ormai, era guarito dal mal di pancia.
Mi sarei voluta avvicinare per farle notare che le distrazioni non vengono mai per nuocere, ma aveva ancora tutta la vita per scoprirlo e farne tesoro.