Il curriculum delle paure

Tempo fa lessi una raccolta di versi di Raymond Carver. Mi colpì, in particolare, la poesia Fear* dove lo scrittore americano listava tutte le sue paure. Un vero e proprio curriculum che di poetico portava solo il titolo. Carver aveva diagnosticato e condiviso le sue paure nero su bianco. Senza indorare la pillola, senza cedere a sentimentalismi, senza mostrare paura. Carver era un libro aperto. Temeva le tempeste elettriche, i profili psicologi, la grafia dei figli sulle buste… Insomma le paure di Carver ti strappano un sorriso e ti aiutano a esorcizzare le tue.

Immagina se ti chiedessero di compilare un curriculum con tutte le tue paure.
Immagina se esistesse una banca dati delle paure di ogni essere umano.
Immagina se potessi commutare le tue paure con quelle di qualcun altro.

Ti sembra lo scenario di un film fantascientifico, vero?  Questo perché sei abituato ad osteggiare il califfato delle tue paure con il plotone di forze che hai a disposizione. La Paura del Giudizio è la regina madre di tutte le nostre paure: in suo nome combattiamo crociate, ci macchiamo di auto sabotaggio e poi laviamo via le colpe con l’acquaragia dell’indifferenza.

Invece Carver non combatte le sue paure; forse perché è stanco di contrastarle. Le confessa, una dopo l’altra. Replica la parola fear all’inizio di ogni verso. Il suo curriculum delle paure è un puro e semplice attestato di ammissione.
Ho deciso di seguire il suo esempio. Allego a questa fucina il curriculum delle mie paure. Spero che questo atto possa aiutare anche te che mi leggi.

Paura di confondere il bisogno con l’amore.

Paura di lasciarmi andare e paura di non lasciarmi andare.

Paura di stare al buio.

Paura dei serpenti ai piedi del letto.

Paura della libertà travestita da liberticidio.

Paura di essere troppo.

Paura di essere troppo poco.

Paura di chiedere aiuto.

Paura di confondere me stessa con un’altra.

Paura dei ricordi.

Paura dei ritorni.

Paura dello specchio.

Paura di un complimento.

Paura dei sorrisi che ti uccidono.

Paura di bruciare un’emozione.

Paura di soffocare la mia voce interiore.

Paura della depressione.

Paura dell’ansia da prestazione.

Paura di scrivere.

Paura delle parole che non trovano una via d’uscita.

Paura delle distrazioni.

Paura delle illusioni.

Paura di deragliare.

Paura di disturbare.

Paura di dibblare le paure.

Paura delle idee che non si schiudono.

Paura delle strade larghe e sterminate.

Paura degli sbalzi di noia.

Paura delle scalette.

Paura del tempo che mi ruba tempo.

Paura dei gatti neri con gli occhi verdi.

Paura della mia calligrafia geroglifica.

Paura dei lampi di gioia.

Paura di indossare una gonna.

Paura di confondere il bisogno con l’amore.
(Ma questo l’ho già scritto, vero?)

 

*Raymond Carver, All of Us. The collected poems, 1996. In it. Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie

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